Schiava per scelta – Il racconto di Mia

Foto di Mia Rai

Ho conosciuto Mia un paio di mesi fa a un munch. Ci siamo viste in seguito per prendere un caffè e parlare un po’ delle nostre reciproche esperienze all’interno del mondo BDSM. Sono rimasta molto colpita dai suoi racconti. Mia è stata per anni una schiava e aveva col suo Padrone un rapporto 24/7. Mia è una ragazza giovane e non conosco altre persone della sua età che abbiano avuto esperienze simili. Così le ho chiesto di concedermi questa intervista, perché immagino che anche per altre persone, come per me, la storia tra un Padrone e una schiava somigli più a un racconto letterario che alla nostra quotidianità. Insomma, per me era un’occasione da non perdere e lei è stata così carina da acconsentire. Tutte le foto in questa intervista sono state realizzate da Mia.

Ciao, Mia! Parlaci un po’ di te.
Ciao! Io sono Mia, ho 28 anni e sono un chimico. Nel tempo libero ho mille interessi, non necessariamente legati al BDSM. Mi piace definirmi una persona poliedrica: pratico aikido, suono la chitarra e il pianoforte, sono una fotografa amatoriale e sono appassionata di arte e letteratura.

Quando hai cominciato a praticare il BDSM? Quanti anni avevi, come ci sei arrivata?
Ho cominciato a praticare BDSM nel 2012, quando di anni ne avevo 21. Ho sempre sentito dentro di me, dalla prima infanzia, delle pulsioni che non riuscivo a spiegarmi. Dai 6 ai 21 anni, però, ho cercato di reprimerle, essendomi scontrata con una società che non accettava questo tipo di sessualità. Mi sono sentita malata e sbagliata, ma con il passare degli anni non sono più riuscita a contenere la mia natura, che si è manifestata in maniera dirompente con il mio primo ragazzo. Il mio primissimo approccio è stato quindi all’interno di una dinamica di coppia, ma lui non comprendeva i miei desideri e quindi ho iniziato a cercare su internet informazioni riguardo a quello che sentivo, e sono riuscita finalmente a dargli un nome: BDSM. È stato un vero sollievo per me scoprire che c’erano altre persone che sentivano quello che sentivo io, e che potevo smetterla di sentirmi sbagliata.

Qual era la tua visione del BDSM prima di incontrare il tuo Padrone?
Prima di incontrare Lui ero in una fase di conoscenza e sperimentazione. Avevo già ben chiare alcune pratiche che mi piacevano più di altre, così come era già ben chiaro il mio essere bisessuale. Avevo anche intuito la possibilità di essere in qualche misura switch, opzione che poi ho messo in un angolo e che adesso invece sto esplorando. Poi ho incontrato Lui, che prima di essere il mio Dominante è stato il mio Mentore, trasmettendomi la sua conoscenza del BDSM e guidandomi nel percorso di consapevolezza di me stessa come schiava e dei risvolti psicologici che le pratiche BDSM possono avere.

Qual era la tua giornata tipo quando stavi con lui?
La nostra era una relazione 24/7 che comprendeva anche la convivenza, per alcuni periodi. Vivevamo comunque molto vicini, quindi io ero a Sua completa disposizione qualora lo desiderasse. Quando eravamo insieme, Gli preparavo il caffè al mattino e poi uscivo per andare in università o a lavoro. Ci sentivamo abbastanza spesso anche durante il giorno, e quando rientravo mi occupavo delle faccende di casa e di preparare la cena e la tavola. Quando non eravamo insieme, invece, ci sentivamo comunque tutte le sere via skype. È stata una relazione di 5 anni, che io ho vissuto costantemente nel ruolo di schiava.

schiava

Che cosa voleva dire per te essere una schiava?
Essere una schiava è dedicarsi completamente al Padrone, avere Cura di Lui in ogni aspetto della Sua vita e della Sua quotidianità. Da parte mia, lasciavo che Lui scegliesse per me i vestiti da comprare, cosa indossare per le occasioni speciali, a volte cosa mangiare. Ogni tipo di piacere era subordinato a Lui, così come i miei programmi di vita. Prendeva per me ogni tipo di decisione, anche se ovviamente per le questioni importanti, come per esempio scegliere un lavoro invece che un altro, c’era un confronto a priori. Lui poteva disporre di me in qualsiasi modo volesse e in qualsiasi momento, quello che in gergo si chiama “Total Power Exchange”, anche se tutto era fatto nell’ambito SSC.

Come potresti definire il vostro rapporto?
Il Nostro rapporto era Unico, perché entrambi eravamo unici in quel momento delle nostre esistenze. E poi in realtà io odio dover definire le cose, perché quando ti appiccichi addosso un’etichetta ti chiudi dentro una scatola e poi è difficile uscirne. 

C’era affetto, romanticismo, attrazione sessuale?
C’erano tutte queste cose e molto di più. Noi lo definivamo Amore, con la A maiuscola, perché si tratta di un tipo di amore incondizionato, dove nulla è fatto perché ci si aspetta qualcosa in cambio ma semplicemente perché si ha piacere di farlo. In quest’ottica, anche lasciare una tazzina di caffè sul comodino prima di uscire diventa un gesto di Amore e di devozione. In effetti, la Sua era una Dominazione molto mentale e devo dire che l’attrazione sessuale era un elemento importante, ma non imprescindibile come la devozione.

Era un rapporto esclusivo?
No, non lo era, io facevo parte di un serraglio di schiave. Ci conoscevamo tutte, ci trovavamo insieme a Lui a volte, ma ogni rapporto singolo con Lui era a sé. C’erano delle sorelle con cui sentivo un’affinità maggiore rispetto ad altre, ma le adoravo tutte, eravamo tutte delle belle persone. Non c’erano invidie, nessuna voglia di prevaricare sulle altre, nessuna gerarchia. Quando lo racconto mi sembra sempre di narrare una favola, eppure l’ho vissuto.

E poi, a un certo punto, questa storia è finita. Posso chiederti come mai?
Come tutte le belle favole, poi arriva il momento in cui devi tornare alla realtà. Probabilmente uno dei motivi per cui è finita è che questo rapporto per me non era del tutto sano. Avevamo quasi 30 anni di differenza, vissuti e aspettative di vita molto diverse. Probabilmente, a un certo punto, ci siamo resi conto di avere anche valori diversi. La situazione era diventata pesante per entrambi e così Lui ha deciso di liberarmi.

Ti manca quel tipo di relazione? Pensi che ne avrai mai un’altra simile?
No, quel tipo di relazione non mi manca, non la cerco e non credo che sarei mai in grado di averne un’altra simile. Forse in futuro, se dovessi arrivare a fidarmi abbastanza di una persona, potrebbero emergere dei lati della mia sottomissione che al momento tengo volutamente da parte, ma sarebbe comunque un qualcosa di completamente diverso da quello che ho vissuto. Credo che ogni relazione sia unica ed irripetibile, e non voglio vivere la mia vita ripetendo relazioni tutte uguali. Sono pronta a rimettermi in gioco e sono stata abbastanza forte per cambiare, quindi è cambiata anche la tipologia di persone che voglio al mio fianco.

Foto di Mia Rai

Hai deciso di frequentare eventi pubblici ed entrare a far parte della comunità. Che cosa ti ha spinto a farlo?
Prima di tutto, ho sentito il bisogno di confrontarmi con altre persone dell’ambiente, perché in fondo ho vissuto una grossa fetta della mia vita ascoltando una sola campana. E poi vorrei anche dare il mio contributo per quanto possibile, affinché sempre meno persone si sentano malate o sbagliate come mi sono sentita io. Cerco sempre di promuovere gli eventi della comunità, come il munch, il TNG e il TGA (ndr: The Golden Age, gruppo di incontro e discussione della comunità torinese), e rispondo sempre al meglio delle mie possibilità a chiunque desideri farmi delle domande o avere un confronto. Ho conosciuto delle bellissime persone nella comunità torinese, e spero sempre più persone decidano di approcciarsi al BDSM dal vivo, in ambienti controllati e di discussione come possono essere quelli che ho citato. Finché il mio contributo riuscirà a evitare che qualcuno incappi in mani e situazioni poco sicure, allora le mie energie saranno ben spese.

Quale sarà adesso la strada di Mia nel mondo del BDSM?
La strada di Mia sarà innanzitutto verso se stessa. Ho passato troppi anni senza chiedermi chi sono veramente, mi sono attaccata addosso un’etichetta, convinta che nulla potesse cambiare, mentre adesso voglio esplorarmi ed esplorare. Ho avuto il mio primo contatto con le corde come rope bottom e ho scoperto che è qualcosa che mi appartiene in maniera molto profonda. Sto esplorando la mia parte Dominante e sto iniziando a fare da Mentore, un ruolo che in passato era esclusivamente maschile, ma sono convinta che anche una schiava e una Donna può spiegare i meccanismi che stanno dietro una relazione D/s. Ma, soprattutto, sto iniziando a farmi una mia personalissima idea sul BDSM, e questa è la cosa più importante.

Ti faccio un’ultima domanda. Non volermene se suona un po’ provocatoria. Ti definisci femminista? Pensi che il femminismo possa essere compatibile con lo stile di vita che hai raccontato?
Sì, mi definisco femminista e non credo che questo sia in contrasto con il mio stile di vita. La schiava sceglie di sottomettersi, a chi e in che misura farlo, e lo fa in ogni momento della sua vita. Combatto fermamente la visione di chi sostiene che la schiava sia una bambolina senza cervello, figlia di una società che le impone di essere sottomessa in quanto donna. La schiava è una Donna forte, capace di badare a se stessa, senza bisogno di un uomo che le dica cosa fare. Eppure sceglie di lasciare questo potere in mano ad un’altra persona. Riesci a immaginare quale atto di Forza questa scelta richieda? Non dico che la Donna che sceglie di essere schiava sia superiore al Dominante, ma sono fermamente convinta che sia sua pari in tutto e per tutto.