Sessualità e divulgazione

Sessualità
Claudia Ska. Foto di Marco Ragaini.

Assistiamo quotidianamente alla nascita di nuovi canali di divulgazione che si occupano di sessualità e relazioni sui social network. Alcuni di questi hanno successo, altri hanno un pubblico di nicchia. Parlano di poliamore, sex toys, sessualità alternativa, ciclo mestruale persino. Anche i giornali e le televisioni trovano spazio per trattare questi argomenti. Claudia Ska scrive di sessualità per Rolling Stone, The Millennial e Frisson Magazine. Il suo progetto personale, agit-porn, ha l’obiettivo di “eccitare gli animi con idee o saperi nuovi, altri, collocandosi nel dibattito su pornografia, erotismo, sessualità, autodeterminazione, femminismo, censura, corpi, studi di genere”. Abbiamo invitato Claudia per chiederle come mai è diventato così importante portare su canali mainstream argomenti che sono sempre stati considerati tabù.

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Uniporn.tv, la piattaforma di porno etico in Italia

Condizioni di lavoro nell’industria pornografica. Cultura del consenso. Film indipendenti vs. porno mainstream. Pensiamo mai a questi argomenti quando cerchiamo online dei video che ci facciano eccitare? Abbiamo anche solo idea di che cosa sia il porno etico? Per parlare di questi argomenti abbiamo intervistato il collettivo che ha fondato e gestisce Uniporn.tv.

Uniporn.tv

Uniporn.tv è il primo catalogo in Italia a proporre contenuti pornografici ed erotici di tipo etico. La piattaforma è suddivisa in due sezioni, il catalogo vero e proprio e il blog. Il catalogo, in costante aggiornamento, contiene numerosi film (divisi in corti, medi e lunghi), ognuno dei quali corrisponde a fasce di prezzo. Non vi sono contenuti gratuiti perché il riconoscimento economico è un aspetto centrale del progetto. Conseguentemente, non vi sono nemmeno filmati amatoriali (non perché Uniporn.tv non creda nel DIY, ma perché non potrebbero avere garanzie sulla sicurezza in cui sono stati girati).

Accanto al catalogo c’è il blog, dove vengono pubblicati approfondimenti che riguardano la sessualità, la pornografia, il sex work, ecc. Uno spazio fondamentale di confronto e divulgazione.

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Scena BDSM e comunità LGBTQ+

Rita Pierantozzi, titolare di Sopra le Righe Skin Experience a Milano, è una persona LGBTQ+, una femminista, è sulla scena BDSM da anni e ama in particolare le corde. L’abbiamo invitata per chiederle di raccontarci qual è dal suo punto di vista il rapporto tra comunità LGBTQ+, femminismo e scena BDSM e come è cambiato negli anni.

Ciao Rita. Grazie per essere qui con noi. Raccontaci un po’ di te. 

Sono una tatuatrice a tempo pieno, attivista cronica e una sincera innamorata delle corde. La mia vita è dedicata allo studio dei corpi e delle loro reazioni, all’eterna lotta per la conquista della parità di genere e dei diritti civili e al benessere delle persone che si avvicinano a me.

La scena BDSM e la comunità LGBTQ+

Il mio studio è diventato un luogo sicuro a Milano dove esprimere ogni diversità in allegria e sicurezza, che tu voglia farti un tatuaggio o semplicemente fare due chiacchiere. Collaboriamo con diverse realtà (Bossy Italy o Murielxo ad esempio) per diffondere al massimo il messaggio di comunicazione e accettazione di ogni tipo di sessualità e di corpo.

Quali sono state le tue esperienze di femminismo?

Sono femminista in quanto respiro, quindi non mi ricordo di quando non lo ero. Sono cresciuta con la sensazione di una grossa disparità di educazione tra i generi, per fortuna non nella mia famiglia, sicuramente nel mondo che frequentavo ovvero nella cementosa periferia romana. 

A quattordici anni sono approdata alle realtà che esistevano dedicate ai gay e alle lesbiche, poche realtà che faticosamente sopravvivevano e mi sono appassionata alla lotta. La mia non è un’esperienza di attivismo, la mia è una vita di attivismo che passa attraverso la visibilità sia come lesbica che come kinkster.

Il mio femminismo è nato con me e con gli anni si è trasformato contaminato dall’intersezionalità. Sono partita dalle parole di Angela Davis e sono passata all’apertura verso il concetto di “lottiamo ognun* dei diritti dell’altr* e ce la faremo a raggiungere tutti gli obiettivi difficili che ci siamo prefissat*.

Quando hai cominciato a interessarti di BDSM?

Più o meno verso i 25 anni, quindi ne sono passati altri 25. Un mare di tempo. Ci sono arrivata seguendo i miei impulsi, i miei bisogni e le mie esigenze poi l’incontro con altre persone ha fatto il resto.

Qual è stato il tuo percorso?

Rita Pierantozzi

Le mie prime esperienze sono state con donne incontrate che avevano già chiaro quello che volevano. Per un breve periodo ho giocato da bottom e ho cercato di capire che cosa significava partecipare in ogni ruolo. Ho imparato il più possibile e ho capito che era una strada che difficilmente avrei abbandonato. 

Essendo già attivista al Cassero di Bologna ho provato a organizzare l’unione di quelli che già consideravo i miei due mondi e durante la Terza Settimana Lesbica nel 1997 siamo state le protagoniste del primo workshop sul sadomasochismo (si chiamava ancora così)  con play party a seguire. Da lì ho capito che il mondo lesbico non era pronto e non lo è tutt’ora, almeno un certo tipo di mondo lesbico. Ci hanno insultato, boicottato e ostracizzato. 

Per fortuna ero già in coppia con mia moglie che condivideva il mio sentire e ci siamo rivolte altrove. La scena milanese ci ha accettato e abbiamo cominciato a essere parti attive di feste e party. Mi sono spesso chiesta come si sarebbe comportata quella comunità se fossimo state una coppia di uomini.

Nel contempo ho incontrato Emerald (che allora era l’unica donna rigger in Italia) attraverso l’esperienza di Betty and Books e le Sexyshock di Bologna e ho cominciato a usare le corde non solo come strumento di costrizione ma come mezzo per comunicare qualsiasi sentimento o voglia. Da lì tanta acqua è passata sotto i ponti.
Oggi sono una persona diversa e faccio cose diverse ma tutto è partito in quegli anni.

Come ha influenzato la tua vita?

Fa parte della mia vita, una parte molto importante. Lo vivo quotidianamente, non è più il fulcro come era vent’anni fa ma penso di essere quella che sono anche per quello che ho vissuto ed imparato attraverso determinate pratiche. Sono cresciuta anche grazie a quello.

Ti faccio una domanda che spesso fanno a me. Il BDSM è in contrasto con il femminismo?

Secondo me proprio no, almeno il BDSM che conosco io e che reputo tale. Il gioco è gioco e chi si sottomette o domina in uno spazio delimitato anche dal tempo non è assolutamente detto che voglia mantenere quel tipo di atteggiamento anche nella vita quotidiana e questo lo ritengo valido in qualunque genere ti identifichi. Sempre se parliamo di un BDSM consensuale che non ha nulla a che vedere con sopraffazione e violenza.

Esiste una scena BDSM composta da persone LGBTQ+?

Certo che sì, il mondo leather gay esiste ed è il pioniere in questo ambito da sempre, peccato che sia composto solo da uomini. Ora si cominciano vagamente a intersecare i due mondi ma la strada da fare è lunghissima. In USA e In UK ci sono gruppi come Rebel Dykes o gli ultimi strascichi del Samois ma sono realtà isolate che spesso escludono il genere maschile. La comunicazione è difficilissima.

Mi sembra che, a parte alcuni isolati casi, in generale in Italia ci sia ancora della resistenza da parte delle persone LGBTQ+ a entrare a far parte della scena BDSM. Come mai, secondo te?

Perché molta della comunità GLBTQ+ è chiusa in un tentativo (legittimo ma da me non condiviso) di “normalizzazione” che percorre vie eteronormate e fa fatica ad accettare realtà alternative. Si fa fatica ad accogliere bisessuali, persone trangender e non binary figuriamoci gente pure pervertita. Il doppio stigma è difficile da portare. Essere donna, lesbica, grassa e kinkster non è che mi faciliti la vita.

Che cosa è cambiato rispetto a quando tu ti sei avvicinata al BDSM? 

Molta strada è stata fatta, ci sono molte più realtà, molte più occasioni di incontro, si comincia anche a ragionare sulle parole “comunità” e “scena” ma il percorso è ancora molto lungo. La gente si evolve e il cambio generazionale aiuta. Stanno sparendo delle figure granitiche della “vecchia guardia” e il modo sembra fluidificarsi e incontrarsi di più. Confido molto nelle nuove generazioni,.

Quali potrebbero essere i passi da compiere per far sentire le persone LGBTQ+ più accolte nella scena BDSM?

Il combattimento strenuo verso ogni forma di machismo e di sessismo può essere una strada, creare realtà che sappiano spiegare che non c’è limite a chi puoi essere e che sei comunque ben accolt*. Che il corpo non è importante o meglio lo è in ogni sua forma, che puoi non depilarti o truccarti con la barba e che andrai comunque bene.
Allontanare dai gruppi ogni soggetto che può essere vagamente discriminatorio, anche a costo di perdere un utente.
Ancora si ha bisogno di luoghi protetti.

Come ti vedi e come vedi noi persone LGBTQ+ e kinkster tra 10 anni?

Io sarò con il bastone a cercare di far passere corde sopra al bambù e posso solo esprimere la speranza che si possa giocare, imparare, vivere tutt* insieme senza limitare la nostra realtà.

Per conoscere di più su Rita, il suo studio e i suoi eventi seguila su Instagram o su Facebook!

La comunità LGBTQ+ e i giovani – Un punto di vista

La rete Arcigay Giovani (nata nel 2005) è composta principalmente dai tanti Gruppi Giovani sparsi in tutta Italia e tutte le persone giovani della nostra associazione. Organizzano eventi, incontri, campeggi e portano la specificità LGBTQIA+ nel mondo giovanile, universitario e delle politiche giovanili in generale. Serena Graneri è la responsabile nazionale di Arcigay Giovani. Le abbiamo chiesto di raccontarci di più questa esperienza di confronto e crescita.

Serena Graneri, responsabile nazionale della rete Arcigay Giovani
CasArcobaleno è il luogo in cui il Gruppo Giovani di Torino si riunisce
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La Valigia Rossa – Il piacere a portata di mano

La Valigia Rossa è un’azienda al femminile che dal 2010 si occupa di piacere e benessere sessuale creando occasioni di informazione e di confronto per donne di tutti i tipi e di tutte le età. I suoi punti di forza la professionalità delle sue consulenti e la divulgazione dei concetti della Dichiarazione dei Diritti Sessuali dell’Organizzazione Mondiale della Salute Sessuale (WAS). Abbiamo invitato Manuela Moretto a dirci di più sul progetto e a raccontarci che cosa vuol dire vivere “la vita in rosso”.

La Valigia Rossa
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Psicoerotica Femminista – L’importanza del benessere sessuale

Serena Calò è una psicoanalista relazionale femminista e fototerapeuta, Slavina è un’educatrice sessuale e pornografa femminista. Insieme sono Psicoerotica Femminista: un progetto di condivisione di spunti, risorse e proposte per la ricerca su benessere psicofisico e salute sessuale da un punto di vista femminile.

Psicoerotica femminista
Foto di Guendalina Ravazzoni
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Inside porn – Il porno che ci piace

Il tema del porno è piuttosto controverso. Parliamo molto di come la fruizione della pornografia influenzi il nostro immaginario erotico, parliamo meno dello sfruttamento degli attori. Esiste anche un porno bello, positivo, e in Italia ci sono diversi festival che se ne occupano. Oggi parliamo con il collettivo Inside Porn, organizzatore di uno di questi festival.

porno

Ciao Inside Porn. Parlateci di voi. Chi siete? Che fate?

Ciao Alitihia. Noi siamo le socie fondatrici di Inside Porn, un collettivo che si occupa di ricerca e promozione della pornografia. Siamo tre donne e amiche e nel resto della nostra vita lavoriamo tutte e tre, con ruoli diversi, nel settore audiovisivo. Ci siamo conosciute all’Università, durante i nostri anni di triennale al DAMS di Bologna, luogo dove abbiamo cominciato a parlare di pornografia, prima in forma privata poi pubblicamente avviando una ricerca etnosemiotica sul tema. 

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TNG – L’incontro informale per giovani kinkster

Il TNG prende il nome dal telefilm Star Trek – The Next Generation e in questo contesto intendiamo The Next Generation of Kinksters, ovvero quei giovani tra i 18 e i 35 anni che si avvicinano al mondo BDSM.

Federico è uno dei tre organizzatori del TNG Milano, uno dei primi TNG nati in Italia.
I TNG sono a tutti gli effetti dei munch. Come abbiamo visto, un munch è un incontro informale in cui le persone che praticano BDSM o che ne sono curiose possono incontrarsi e conoscersi al di fuori di play party e feste.

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Fisting anale – Che succede quando piace a un uomo dominante

Giorgio Simone Anacleto, uno degli organizzatori del Munch di Torino, ci parla di un tema poco trattato nella scena BDSM, quasi un tabù anche tra i kinkster più audaci. Ci piace trattare temi non comuni e questa volta abbiamo deciso di confrontarci con il fisting anale.

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KinkyGirls – Solo tra donne

KinkyGirls

Come ho conosciuto le KinkyGirls

Qualche tempo fa sono venuta a conoscenza di una realtà che organizza eventi a tema BDSM per sole donne, con base a Roma. Questa realtà si chiama KinkyGirls. Da brava curiosa ho pensato che poteva essere interessante fare due chiacchiere con loro, per capire da dove venisse questa esigenza di organizzare eventi per sole donne, per scoprire che cosa le muove. In fondo credo che il confronto sia lo strumento migliore contro il pregiudizio e l’indifferenza e visto che alcune delle loro tematiche si avvicinano alle mie, ecco nato il nostro incontro.

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